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La relazione prima di tutto

Non c’è altra realtà se non quella che noi costruiamo nella relazione.

Questa posizione epistemologica è il mio credo ed è la via maestra del mio agire nell’ambito professionale, e nello specifico ambito dello sviluppo organizzativo dei gruppi.

Ho da tempo messo in discussione il mito dell’oggettività e ho posto  l’individuo al centro della costruzione di significato, nella guida dei processi di cambiamento delle aziende o organizzazioni.

Il comportamento risultante e le azioni interne di un’organizzazione sono una   funzione delle dinamiche presenti nell’organizzazione e dell’ambiente esterno, ma emerge anche dalla narrazione e dalla cultura radicata in azienda, in quanto storia. Pertanto una bassa consapevolezza delle dinamiche interne, come delle influenze esterne, avrà come risultante una organizzazione “desensibilizzata”, incapace di adattarsi al suo ambiente in cambiamento.

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Sappiamo che essere consapevoli dell’ambiente che cambia non è sempre condizione sufficiente affinché  un’organizzazione (e la sua leadership)  intraprenda un’azione efficace. Partire dall’osservazione e valutazione dei bisogni emergenti, visti non come resistenza ma come dialettica, sta alla base di ogni successo, ma raggiungerlo è necessario un ambiente “sostenente”.

  • Le organizzazioni sono processi sociali emergenti.
  • L’ampliamento della consapevolezza ed il sostegno agli elementi emergenti sono prodromici ad una azione efficace.
  • Gli interventi efficaci sono situazionale.
  • Il cambiamento è sentire, mappare e sostenere la soddisfazione dei diversi “bisogni”.
  • L’adattamento e la sperimentazione sono fondamentali per il sostegno al cambiamento.

Gabriele Venusino

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Siracusa, la forza della bellezza

Vivere a Siracusa, provenendo da località diverse, costituisce un arricchimento continuo. La città, contenuta nell’isola di Ortigia e nel Parco Archeologico, fino al polo industriale, snocciola ad ogni angolo il dipanare della storia dai primordi ai tempi nostri. L’impianto stradale, i templi, il teatro, l’anfiteatro romano sono una testimonianza unica del mondo classico. Ma si ritrovano, poi, emergenze architettoniche medievali, arabe, giudaiche, catalane, barocche e novecentesche di grande rilevanza. Il polo industriale si caratterizza per l’applicazione di tecnologie di avanguardia. 

In nessuna altra parte è possibile riscontrare, in pochi chilometri quadrati, lo sviluppo artistico, culturale e sociale dell’uomo.

La natura è stata generosa ponendo l’isola di Ortigia come spartiacque tra lo straordinario bacino del Porto Grande ed il Porto Piccolo, il clima temperato rende gradevole il rapporto con il mare e le oasi naturalistiche concedono visioni inusuali di esotici uccelli migratori.

L’ambiente esalta quanto è impresso nella mia cultura eminentemente classica e innamorata di arte soprattutto contemporanea.

Il rapporto con gli uomini e le donne con l’obbiettivo di valorizzarne le qualità, è l’impegno costante del mio operare e costituisce l’approccio fondamentale per la soluzione dei problemi che si presentano nello svolgimento delle mie multiformi attività.

La curiosità è il sentimento che mi caratterizza, curiosità per le cose, gli oggetti e le persone. 

Tutto per me è motivo di approfondimento e di riflessione.

Il mio desiderio più forte è quello di continuare ad essere attivo, ad interagire negli ambienti di lavoro quanto più a lungo possibile, affascinato dallo straordinario sviluppo della tecnologia e dei mutamenti sociali. 

Vittorio Pianeseortigia

 

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My mission, our mission

Le circostanze della vita contribuiscono alla costruzione del carattere e alla emersione dei punti di forza dell’individuo.

Nel mio caso le capacità prepotentemente emerse sono relative alla soluzione dei problemi tramite la mediazione.

La vita sindacale, i rapporti con il personale, le riorganizzazioni si fondano sulla capacità di raggiungere gli obbiettivi trovando le soluzioni in grado di fluidificare i rapporti e smussare gli angoli, senza cedere sulle questioni fondamentali e tenendo sempre la barra diritta verso l’obbiettivo stabilito.

Conciliare la mentalità di una multinazionale USA con i metodi italiani comporta una struttura mentale di grande flessibilità, in grado di far assimilare alla due organizzazioni gli aspetti positivi, che si ritrovano in entrambe le tradizioni.

Costruire progetti di Relazioni Pubbliche per una azienda che ha impatti forti sull’ambiente e sul contesto socio-economico, vuol dire comprendere le necessità del territorio ed articolare risposte che appaiano nello stesso tempo trasparenti e convincenti.

Significa acquisire credibilità ed affidabilità che ti consentono di esercitare funzioni di alta direzione nell’azienda e ricoprire la carica di Presidente provinciale di Italia Nostra per un biennio.

Da Presidente degli Industriali, in una situazione di prevalenza della grande industria, ho promosso la costruzione di un tessuto di piccole e medie aziende, utilizzando gli strumenti disponibili del Patto Territoriale e della Sovvenzione Globale. Ho fondato l’ente attuatore dei due strumenti, il COSVIS SpA (Consorzio Sviluppo Siracusa) con soci la Banca di Credito Popolare, Assindustria, Ance e alcuni Comuni, raccogliendo attorno alla mia persona componenti di mentalità e formazione diverse.  

Gli obbiettivi che un territorio deve porsi e che strutture come michelastancheris srl devono contribuire a realizzare sono lo sviluppo armonico dei propri punti di forza, evitando la  monocultura e valorizzando le risorse dell’agricoltura, industria e terziario. Occorre creare le condizioni perché il territorio diventi attrattivo per gli investitori svolgendo attività che garantiscano tempi certi per le autorizzazioni, la costruzione di organizzazioni in sintonia con la cultura locale, che assicurino affidabilità e trasparenza, in sintonia con il rispetto di legalità e  compatibilità ambientale.

IMG_4822Vittorio Pianese

 

 

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La nostra identità: Radici o Log-in

Il dibattito culturale in questo momento si pone  il grande interrogativo di come gestire il patrimonio che ci rende cittadini di questo ecosistema: l’identità.

L’identità negata, quella perduta, rubata, ricercata, che ci caratterizza nelle differenze e nell’ugaglianza.

Molto spesso rifletto sul periodo storico che stiamo vivendo e mi interrogo su quale può essere la visione del nostro avvenire sul tema dell’identità. L’avvento di internet e dei social media ha cambiato radicalmente le nostre abitudini: ciò che prima avveniva tramite strumenti “hardware” e tramite capitale umano (penso con romanticismo ai rapporti epistolari), oggi è sostituito da tempi molto celeri e dalla possibilità di osservare e partecipare contemporaneamente a diverse conversazioni; si puó essere in diversi luoghi, tra diverse persone, nello stesso momento.

Puó essere questa la base di un rafforzamento dell’identità? o forse ci allontana al punto da dimenticare le nostre radici e la storia fondante della nostra società occidentale?

Sono d’accordo con chi sostiene che la rete abbia permesso progressi straordinari: la telemedicina, l’accessibilità ai servizi da luoghi isolati, la formazione a distanza e tanti altri servizi intelligenti che hanno migliorato la qualità della vita.

Diverso quando l’accesso avviene per ritrovare una socialità perduta nella vita di tutti i giorni. Le comunicazioni diventano sempre più brevi, siamo arrivati ai video di massimo sei secondi su Vine, la fotografia sostituisce la scrittura su Instagram. La polverizzazione dei temi ci rende tuttologi e nientologi. Ma soprattutto ci priva di un fattore essenziale per una relazione di qualità: il corpo, luogo di empatia.

E allora credo che la nostra identità possa indebolirsi e si rischi di creare confusione tra vita reale e digitale, tra passatempo e approfondimento, tra rete e identità.

Tutta colpa di un log in?

No. Non credo proprio, la tecnologia fa parte della nostra epoca e ormai di una parte della nostra identità, io sono addirittura una sostenitrice dell’attribuzione di un indirizzo email alla nascita.

Sento però con forza che ha il potere decisionale, ha un ruolo fondamentale nel normare questo orizzonte e gestirlo, far crescere con intelligenza tecnologica le nuove generazioni rafforzando anche la loro cultura e capacità di critica.

Non preoccupa quanto la rete e la tecnologia possano entrare nelle nostre vite, l’importante è che si abbia l’intelligenza di governare questi processi con consapevolezza.

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